giovedì 22 febbraio 2018

La coscienza rivoluzionaria del Cardinal Cupich

Nella nostra traduzione da Catholic thing, l’intervento di padre Gerald E. Murray che replica alle affermazioni del Card. Cupich sul matrimonio alla luce di Amoris Laetitia [qui] che hanno suscitato vasta eco nel mondo cattolico non allineato ai nuovi 'paradigmi' rivoluzionari. 

La Chiesa ha sempre insegnato che il matrimonio è intrinsecamente indissolubile per espressa volontà di Dio e che l’unità inscindibile del matrimonio non è un ideale, nel senso di una meta ancora non raggiunta verso la quale le coppie coniugate si sforzano; ma, piuttosto, è la realtà stessa, la natura stessa del matrimonio. La Chiesa insegna che la fedeltà alle promesse matrimoniali non è solo qualcosa per cui ci si deve sforzare nella ricerca di raggiungere l’ideale del matrimonio ma, piuttosto, è un obbligo serio intrinseco alla natura del matrimonio. L’infedeltà non è quindi una scusabile incapacità di realizzare un ideale difficile, forse impossibile, da raggiungere. L’infedeltà è piuttosto un rifiuto positivo di un voto solennemente promesso di vivere secondo la natura divinamente voluta del matrimonio. Dunque, la Chiesa insegna che Dio unisce un uomo e una donna in un legame indissolubile e offre loro la grazia di essere fedeli per la vita agli obblighi insiti in questo stato di vita. L’infedeltà a tali obblighi non comporta la morte o la scomparsa del matrimonio. E il matrimonio non è soggetto a scioglimento col ritiro retroattivo del consenso in qualunque momento dopo lo scambio delle promesse.

Torino 27 febbraio. Presentazione "Il Magno Sinodo"

A cura dell'Associazione Introibo ad altare Dei - Torino
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La civiltà della vita e la secolarizzazione del diritto. Conferenza dell’arcivescovo Giampaolo Crepaldi a Milano

Lunedì 19 febbraio l’arcivescovo Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste e presidente dell’Osservatorio cardinale Van Thuân, ha tenuto a Milano una conferenza su invito del Centro Studi Livatino sul tema “Civiltà della vita e legislazioni che la minacciano” (Qui il testo della relazione). Di seguito la sintesi di Stefano Fontana.

Il Relatore ha subito evidenziato la “svolta” che si è dovuta registrare in questi ultimi tempi nel campo della legislazione contro la vita: «La prima e fondamentale conclusione è che nelle leggi sul diritto alla vita c’è stata una svolta molto significativa quando è stato proclamato il “diritto” a questi nuovi diritti. Per una lunga fase la legislazione in materia aveva tollerato alcuni comportamenti contrari al rispetto della vita nascente con leggi che prevedevano l’aborto solo in casi particolari ed eccezionali. Nei fatti, l’applicazione delle leggi sull’aborto fu fin da subito molto più ampia di quanto la lettera del testo legislativo  permettesse. Va comunque riconosciuto che fino ad un certo stadio della sua evoluzione, il diritto alla vita veniva addirittura proclamato nei primi articoli dei testi di legge sulla disciplina dell’aborto volontario per poi passare a prevedere la possibilità di alcune eccezioni».

mercoledì 21 febbraio 2018

Rosario per l'Italia. Tre giorni di preghiera ardente per la nostra Patria

Carissimi amici e lettori,
Nell'approssimarsi della data delle elezioni politiche siamo tutti invitati ad aderire alla lodevole iniziativa di un gruppo di fedeli di diverse città italiane, che prevede la recita del S. Rosario per tre giorni, il 2-3-4 marzo), perfezionata, per chi vuole, con penitenze e digiuni. Certamente la politica – la cui crisi rispecchia quella spirituale e antropologica del nostro tempo – non potrà, da sola, salvare la nostra Patria, ormai tragicamente avviata verso una deriva anticristiana. Ѐ indispensabile quindi, oltre al nostro impegno civile, anche quello nella preghiera. 
Riprendiamo da https://rosarioperlitalia.net/ il testo riportato di seguito, invitando ognuno di voi e i siti amici a diffondere questa iniziativa con ogni mezzo possibile. (Maria Guarini)

L'interdetto precede la scomunica?

Segnalazioni dei lettori:
"I papolatri americani - fonte LifeSiteNews - chiedono il supporto del noto pretoriano papale, padre Spadaro, per tappare la bocca di Raymond Arroyo, noto anchorman del network cattolico anglofono più conosciuto, EWTN.
Viene chiesto che su EWTN sia proclamato l'interdetto1 se non licenzieranno Arroyo, notoriamente critico verso Cupich e Amoris Laetitia.
Come sempre, in questi ultimi cinque anni, "misericordia" è sinonimo di "ghigliottina"." ___________________
1. L'interdetto (dal latino interdicere = ordinare, vietare) è un decreto di proibizione, una pena canonica che ha l'effetto di impedire l'accesso a tutte o a gran parte delle sacre funzioni della Chiesa in un luogo particolare. 

«Pensavi di aver scoperto un sistema per fregarli...»

E adesso tocca a te. A te che, fino a qualche anno fa, pensavi di aver scoperto un sistema per fregarli, quelli del Vaticano. A te che, vestito della tua bella talare di Gammarelli come un monsignorino anni Cinquanta, credevi di esserti messo al riparo dal pericolo di esser trasferito in una parrocchietta tra i monti.

Avevi trovato il tuo piccolo nido, un’oasi in cui avere piena cittadinanza nella Chiesa pur continuando a celebrare la Messa di sempre, quella Messa che per la sua stessa esistenza costituisce un rifiuto del Concilio. E quell’oasi dorata era eretta giuridicamente dalla Santa Sede, con i timbri ed i sigilli della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, che ti riconosceva il diritto di esser un sacerdote cattolico, nientemeno.

Una piccola Ecône approvata da Roma: che bello. Con la libertà di celebrare la liturgia antica, di predicare e di far catechismo. La tua chiesa in ordine, la sacristia con l’Ordo in bella vista, il tuo bell’altare col paliotto e le cartegloria, le balaustre con la tovaglia inamidata. Anzi, meglio di Ecône: perché lì, tra le montagne svizzere, i seminaristi non usano la fascia con le frange, la talare coi bottoni, la berretta, la cotta col pizzo. Un po’ giansenisti, se vogliamo; un po’ Francia anni Quaranta, con quell’allergia alla romanitas che si mostra nelle piccole cose a cui tu tieni tanto.

martedì 20 febbraio 2018

Professione di fede e espressione di fedeltà alla Chiesa di Don Alfredo Morselli a seguito della interpretazione di 'Amoris laetitia' da parte dei Vescovi di Emilia-Romagna

Riprendiamo da MiL l'esemplare Professione di fede di don Alfredo Maria Morselli, parroco in diocesi di Bologna. Con l'auspicio che sia di aiuto e di sprone a molti sacerdoti. Che sappiano di poter contare sulla nostra vicinanza spirituale - e materiale in rapporto alle contingenze - nonché sul nostro sostegno anche e soprattutto nella preghiera.

A Sua Ecc.za Rev.ma
Mons. Matteo Zuppi
Arcivescovo di Bologna

Pubblica professione di fede in forma di giuramento

I. Premessa.

Eccellenza,
non Le ho mai nascosto le mie perplessità nei confronti dell'Esortazione Amoris laetitia: perplessità condivise con autorevoli personalità della Chiesa, Cardinali e Vescovi, soprattutto con il Suo Predecessore.
Mai mi sarei sognato di esternare questi dubbi se anche queste personalità non si fossero pronunciate in modo analogo.
Inoltre, preliminarmente, dichiaro di sottoporre al giudizio della Chiesa quanto contenuto in questo scritto, ed intendo fin d'ora per ritrattato tutto ciò che di contrario alla fede - del tutto involontariamente - io eventualmente affermassi.

I “punti di rottura” del Concilio Vaticano II con la Tradizione della Chiesa – Sinossi.

I “punti di rottura” del Concilio Vaticano II con la Tradizione della Chiesa – Sinossi.
di Paolo Pasqualucci

Pubblico qui, modificato in diversi punti e ampliato, il § 1.1 della ‘Introduzione’ a: P. Pasqualucci, “UNAM SANCTAM. Studio sulle deviazioni dottrinali nella Chiesa Cattolica del XXI  secolo”, Solfanelli, Chieti, 2013, pp. 437; pp. 10-18. 
I “punti di rottura”da me elencati sono 26, senza pretesa di completezza.  I primi 12 si ricavano da mons. Brunero Gherardini: “Concilio Ecumenico Vaticano II. Un discorso da fare” (2009) e da: “Quod et tradidi vobis – La tradizione vita e giovinezza della Chiesa”(2010). Si trovano già parzialmente anticipati nel fondamentale testo di Romano Amerio, “IOTA UNUM. Studio delle variazioni della Chiesa cattolica nel secolo XX”, 19862. Senza dimenticare, ovviamente, il contributo essenziale del primo acuto e preciso critico del Concilio, già durante lo stesso Concilio: mons. Marcel Lefebvre, “J’accuse le concile!”(1976); “Ils l’ont découronné (1986). Né le ulteriori, approfondite analisi critiche raccolte negli Atti dei Convegni di “sì sì no no” e del “Courrier de Rome”, organizzati dalla FSSPX; né gli importanti contributi di Don J.M. Gleize FSSPX, del quale voglio ricordare qui, tradotto in italiano: “Vaticano II Un dibattito aperto. Questioni disputate sul XXI Concilio Ecumenico, Editrice Ichthys, 2013.  La critica seria e documentata al Vaticano II ha ormai una lunga storia.

lunedì 19 febbraio 2018

Il caso del convento di San Marco: i retroscena (seconda parte) - Tommaso Monfeli

Di seguito, sulla chiusura di San Marco a Firenze di cui ci occupiamo da tempo [qui - qui - qui], il contributo di un nostro lettore e carissimo amico romano, Tommaso Monfeli. Cogliamo l'occasione per ricordare che qui si può firmare la petizione; ma speriamo anche negli effetti della preghiera e in un sussulto di civiltà e di responsabilità in chi è direttamente responsabile sia politicamente che pastoralmente.

Nell'articolo precedente ho raccontato le travagliate vicende che hanno portato il Convento domenicano di San Marco a Firenze sull’orlo della chiusura, ricordando le due risoluzioni del Capitolo Provinciale del 2013 e 2017 e le reazioni (quasi tutte contrarie alla soppressione) che hanno suscitato nell’opinione pubblica.
Prima di volgere lo sguardo al presente, dobbiamo precisare che la proprietà dei locali abitati dai frati è della Diocesi e non dello Stato; questo dato non è affatto indifferente, come vedremo in chiusura dell’articolo. Ritorniamo alla narrazione ed al cardinal Betori, protagonista di un intervento che, nel 2015, aveva scongiurato la chiusura del Convento; purtroppo, di fronte alla nuova risoluzione del 2017, egli sembra avere un atteggiamento più passivo ed attendere la decisione del Generale domenicano, che è sì il decisore ultimo da un punto di vista giuridico, ma pur sempre decisore su una realtà che è collocata nell’Arcidiocesi fiorentina.

Ragazze in vendita, ritorno della barbarie nel Regno Unito


“IL COPIONE, QUINDI, SI RIPETE. RAGAZZINE VIOLENTATE, IL LUNGO SILENZIO DI POLIZIA E MAGISTRATURA prima di intervenire, con la paura di dover fare i conti con le accuse di razzismo e islamofobia, nella prigione culturale e mediatica del politicamente corretto.
Per gli abusi sessuali si sono serviti di coltelli, mannaie, mazze da baseball, giocattoli sessuali... Gli abusi erano accompagnati da comportamenti umilianti e degradanti come mordere, graffiare, urinare, picchiare e bruciare le ragazzine. Le violenze sessuali sono state compiute spesso da gruppi di uomini, e, a volte, la tortura è andata avanti per giorni e giorni. [...] I luoghi in cui sono state effettuate le violenze spesso erano case private di Oxford. Gli uomini che pagavano per violentare le ragazze non erano sempre di Oxford. Molti venivano, appositamente, anche da Bradford, Leeds, Londra e Slough. Spesso previo appuntamento". Così un estratto del rapporto della procura inglese a fine processo. Era maggio del 2015 e usciva la notizia della condanna a 95 anni di prigione per sette membri di una banda islamica che per quindici anni ha violentato, torturato e venduto ragazzine inglesi.